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Le attività di ostacolo

Nel testo l’Autrice affronta il complesso e dibattuto profilo del presidio penalistico assicurato a tutela del controllo societario. Il termine controllo, come sottolineato nel testo, si riferisce genericamente a quel complesso di attività di verifica sulla correttezza dei comportamenti degli amministratori svolti nelle società commerciali. Nell’ambito di tale attività è opportuno distinguere il controllo interno, di natura essenzialmente privatistica, dall’attività di vigilanza esterna, effettuata prevalentemente da soggetti di rilievo pubblicistico, non incardinati nell'organizzazione sociale (si pensi, tra gli altri, alla Consob, all'Isvap). Il controllo societario è tutelato attraverso le fattispecie di cui agli artt. 2625 e 2638 c.c.: la prima tipizza alcune condotte d'impedito controllo, la seconda prevede diverse ipotesi di ostacolo alle funzioni delle autorità pubbliche di vigilanza. Alle disposizioni sopra citate si affiancano, in tema di “controllo esterno”, le fattispecie presenti nelle norme di settore. In particolare, a seguito dell'ampliamento dei poteri della Consob con il diritto all'accertamento degli indici di abuso di informazioni privilegiate e di manipolazione del mercato, realizzato con la legge n. 62 del 2005, è stata prevista l'introduzione di una nuova fattispecie, l'articolo 170-bis del testo unico dell'intermediazione finanziaria d. lgs. 58 del 1988 che punisce l'ostacolo alle funzioni di vigilanza della Consob. Analoga disposizione è contenuta nel nuovo codice per le assicurazioni d. lgs. 209 del 2005 che, all'articolo 306, sanziona gli impedimenti all'esercizio delle funzioni di vigilanza dell'Isvap. Da ultimo il legislatore con il d. lgs. 39 del 27 gennaio 2010 ha previsto una fattispecie volta a reprimere gli ostacoli frapposti allo svolgimento della revisione legale dei conti dagli esponenti della società di revisione contestualmente abrogando i riferimenti all'attività di revisione presenti nell'art. 2625 c.c. (art. 29 del provvedimento citato). L’analisi sviluppata approfondisce le fattispecie sopra elencate valorizzando gli aspetti maggiormente dibattuti nella Law in action con l’obiettivo, dichiarato dai direttori del Trattato nella presentazione dell’opera, di esplicitare le correlazioni esistenti tra i problemi applicativi (la prassi) del diritto penale e le ragioni (la teoria) alla base delle relative soluzioni. L’orizzonte così delineato evidenzia, dunque, da un lato un controllo interno sostanzialmente appiattito sulla modellistica delle figure a tutela del patrimonio e centrate sul danno, che, di fatto, disconosce che il diritto penale possa contribuire a consolidare valori etici minimi nel campo degli affari che siano espressione di una condivisione generale. Dall’altro, sul fronte del controllo esterno, in assenza di qualsivoglia opera di razionalizzazione e coordinamento della disciplina esistente, evidenzia una crescente concentrazione di norme di settore che mostrano una realtà che, se possibile, è divenuta ancor più frammentaria.


Montani, E., 2012. Le attività di ostacolo.